Com’era facile prevedere (qui lo avevamo segnalato in tempi non sospetti) attorno a Paranormal Activity dopo le segnalazioni di malori, stati catatonici, attacchi di panico e via discorrendo, stanno fioccando le polemiche. Acuite dal fatto che pure alcuni figli di politici (anche di insospettabili) si sono impauriti (anche solo guardandone il trailer) e che numerosi altri genitori si sono indignati come loro. Insieme al Codacons, ovviamente.

Non entro nella questione se il film vada vietato o meno. Mi è solo venuto da pensare a quello che capitò in Italia e all’estero nel lontano 1973 (o forse era il 1974) intorno a un film “paurosissimo” e “impressionantissimo” che raccontava la storia di una bambina chiamata Regan (trattasi di assonanza: nessuna parentela). Allora, essendo anch’io bambino come Regan, ricordo di aver trascorso qualche notte insonne solo per aver carpito, da qualche frase dei genitori o degli zii,  quello che capitava al suo collo e alla sua voce. Persino qualche anno più tardi, già ragazzino, rammento lo strano disagio che provai nell’ascoltare l’inquietante fruscìo su vinile della sua (allora straordinaria oggi un po’ più inflazionata) colonna sonora, finalmente prestatami da un amico. Ah, per la cronaca ero solo in casa e per giunta era, giuro, un buio pomeriggio d’inverno.

Ho ripensato a quei tempi ma, soprattutto mi è venuto da pensare su quanto si siano fregati le mani i produttori e i distributori di allora e quanto se le stiano fregando, oggi, quelli di questa nuova, terrificante e orrorifica pellicola dopo così tanta pubblicità. Gratuita (?).

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Il Journal of the Royal Society of Medicine, citato dal Guardian, avanza l’ipotesi, tutta da confermare ma tutt’altro che peregrina – visto che la cosa sarebbe avvenuta all’inizio dell’epoca d’oro dei trafugatori di cadaveri - che William Smellie e William Hunter, due dei padri nobili della moderna ostetricia britannica, trovandosi a corto di corpi da sezionare al tavolo anatomico per i loro esperimenti, potrebbero aver ordinato – e commesso loro stessi – l’omicidio di dozzine di donne in gravidanza.

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La soluzione, allora, non è togliere l’articolo 18 ai padri, ma riscrivere il diritto del lavoro per i figli, per le nuove generazioni; in modo che esso torni capace di applicarsi davvero a tutti i rapporti che si costituiranno da qui in avanti. E garantire davvero a tutti non l’impossibile “posto fisso”, ma quella protezione contro le discriminazioni e quella rete di sicurezza nel mercato, da cui oggi la nuova generazione dei lavoratori italiani è per la maggior parte esclusa.

Pietro Ichino, oggi

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Grazie a Giovanni ho scoperto le velenose rime di Scialocco dedicate a Steve Jobs e alla sua ultima controversa creatura: l’iPad.

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L’Institute for Public Policy Research ha seguito 58 famiglie a basso reddito di Londra, Newcastle, Nottingham e Glasgow cercando di capire, monitorando il loro stile di vita, quanto siano state colpite dalla crisi e soprattutto come abbiano fatto ad indebitarsi.

Tra le varie cose, è venuto fuori che  la colpa è  – ma non è una novità – della facilità con la quale esse possono accedere al credito al consumo. Insomma: si cade nella spirale della povertà semplicemente accumulando, giorno dopo giorno, mese dopo mese, piccoli debiti che, sommandosi, mettono in crisi un bilancio familiare reso già precario dai bassi introiti.

I risultati della ricerca li trovate qui.

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Siete stati dei free rider, ovvero avete viaggiato a spese degli altri. Le misure anticrisi del vostro governo sono state in sostanza pari a zero [...]

Ma è stata la scelta giusta.

Jean-Paul Fitoussi, ieri

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Sulla costa orientale degli Stati Uniti nevica da far paura e le previsioni sono tutt’altro che confortanti. A Washington, ad esempio, si aspettano una tempesta addirittura peggiore di quella del Ventidue.

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In un suo articolo del dicembre scorso pubblicato sulla New York Review of Books, a sua volta tratto da un suo intervernto al Remarque Institute della New York University del 19 ottobre 2009, Tony Judt ha tracciato un bilancio dell’azione delle socialdemocrazie nel Novecento, in particolare dopo gli anni Trenta e la seconda guerra mondiale, alla luce delle politiche di welfare e di sicurezza sociale cercando di capire che cosa resti di valido e che cosa, viceversa, sia ormai superato, del loro progetto ideale. Quanto a ciò che sarà o potrà  essere nel XXI secolo, Judt scrive:

If social democracy has a future, it will be as a social democracy of fear. Rather than seeking to restore a language of optimistic progress, we should begin by reacquainting ourselves with the recent past. The first task of radical dissenters today is to remind their audience of the achievements of the twentieth century, along with the likely consequences of our heedless rush to dismantle them.

Un ruolo difficile, verrebbe da dire da “grillo parlante“, che nasconde non poche insidie, non ultima quella di  essere scambiato per passatismo e quindi prestare il fianco alle accuse, da parte della destra individualista e ultraliberista, di essere superato e antistorico.

Tra parentesi, Judt (che è del 1948) è uno dei maggiori storici viventi: da un anno circa è malato di sclerosi laterale amiotrofica (SLA) o morbo di Gehrig ed è costretto su una sedia a rotelle e ad usare un respiratore. Nonostante questo ha tenuto un intervento di un’ora e mezzo.

Il video completo della sua lecture (lo trovate qui - in formato RealMedia – e  qui – in formato Quicktime). Il testo completo di What Is Living and What Is Dead in Social Democracy? lo trovate qui. La traduzione in italiano qui.

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Joseph Stiglitz spiega che dietro al tonfo delle borse provocato dallo stato dei conti pubblici dei “Pigs” (Portogallo, Irlanda, Grecia, Spagna) ci stanno proprio quelli che la crisi del debito l’hanno indirettamente provocata:

I governi hanno contratto molti debiti per salvare il sistema finanziario, le banche centrali tengono i tassi bassi per aiutarlo a riprendersi oltre che per favorire la ripresa. E la grande finanza che cosa fa? Usa i bassi tassi di interesse per speculare contro i governi indebitati [...]

Non è finita qui. I governi varano misure di austerità per ridurre l’indebitamento. I mercati decidono che non sono sufficienti e speculano al ribasso sui loro titoli. Così i governi sono costretti a misure di austerità aggiuntive. La gente comune perde ancora di più, la grande finanza guadagna ancora di più. La morale della favola è: colpevoli premiati, innocenti puniti.

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Stasera Morgan è a Porta a porta.

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Il 22 e 23 febbraio prossimi, alla Facoltà di Scienze Politiche “Roberto Ruffilli” (polo di Forlì) c’è il Workshop Nazionale dottorandi organizzato dalla Sissco. Il 22 pomeriggio interviene anche il sottoscritto che, insieme a Federico Ferretti, discuterà della tesi di Gaspare Piemontese Welfare State e classi medie nell’ottica dei partiti socialisti e democristiani, Italia e Francia, 1945-1958.

Il programma completo lo trovate qui.

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Adesso penserete che sono il solito rompicoglioni con la puzza sotto il naso ma credetemi se vi dico che era dalla chiusura di Condor e dai geniali cambiamenti nel palinsesto di Radio2 (tipo spostare gli Spostati alle sei del mattino) che non avevo più avuto modo di ascoltarne la programmazione pomeridiana.

Mi è capitato oggi, in due momenti differenti: la prima volta mi sono imbattuto in una specie di reality radiofonico dove si discuteva di Sun Tzu e dei pantaloni scuciti del conduttore. Poco dopo sono arrivati due giovani digei (un lui e una lei, carucci e molto emtivì) che, dando l’impressione di non avere la minima idea di quello di cui stavano parlando, hanno cominciato a discettare – guarda tu le coincidenze – di cambiamenti.

Al che io li ho presi alla lettera. Cambiando stazione.

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Massimo Gramellini si chiede come faccia il presdelCons a “essere israeliano con gli israeliani e palestinese coi palestinesi“, e cioè  ad affermare “davanti a Netanyahu, che bombardare Gaza fu ‘una reazione giusta‘ e due ore dopo, davanti ad Abu Mazen, che le vittime di Gaza sono paragonabili a quelle della Shoah“.

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(Cyclocosm via Cool Infographics)

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