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In Cina si fa un gran parlare di un libro. China is Unhappy - questo è il titolo - è una raccolta di scritti. Tra gli autori figurano Wang Xiaodong e Song Qiang, che già nel 1996 partecipò ad un altro volume collettaneo, il best-seller China Can Say No.
Il 60° anniversario della proclamazione della Repubblica popolare cinese (che cadrà in ottobre) è lo spunto per un lavoro che in certi suoi passi – almeno stando chi lo ha letto – sarebbe effettivamente molto duro, addirittura ai limiti del razzismo. Una specie di summa della rabbia e del risentimento della Cina e dei cinesi contro gli stranieri, un manifesto del loro rinnovato orgoglio nazionale, insomma.
La fortuna del libro è anche dovuta, come spesso capita, ad un titolo, “La Cina è scontenta“, chiaro, diretto e minaccioso al punto giusto. Intervistato da Time, uno degli autori ha chiarito un risvolto curioso proprio attorno a questo aspetto: “Non lo abbiamo scelto noi”, ha ammesso, “è stata la casa editrice”. Che per esigenze di mercato ha scartato quello proposto dai curatori. Per una volta, una scelta azzeccata: anziché China is Unhappy il libro si sarebbe dovuto intitolare China’s Goals for the Next 30 Years. Diciamo la verità: con un titolo del genere chi lo avrebbe mai letto?
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